La vita è diversità!

Con il termine “Biodiversità”, (abbreviazione di “diversità biologica”), usato per la prima volta nel 1988 dall’entomologo americano Edward O. Wilson, si suole indicare, la varietà degli esseri viventi che popolano il nostro Pianeta, quale risultato di lunghi e complessi processi evolutivi.
Altro non è, quindi, che la ricchezza di vita sulla terra: i milioni di piante, animali e microrganismi, i geni che essi contengono, i complessi ecosistemi che essi costituiscono nella biosfera.
Secondo la Convenzione ONU sulla Diversità Biologica la biodiversità è costituita dalla varietà e dalla variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi vivono, evidenziando che essa include la diversità a livello genetico (le unità ereditarie della cellula che determinano tutte le caratteristiche visibili degli esseri viventi), di specie (l’insieme di esseri viventi con caratteristiche simili) e di ecosistemi (comunità di piante, di animali e di microrganismi in continua evoluzione, che interagiscono tra loro e con l’ambiente).
C’è VITA perché c’è BIODIVERSITA’!
LA VITA STESSA E’ BIODIVERSITA’!

Parliamo di Agro-biodiversità

 

Agricoltura e biodiversità sono 2 temi profondamente legati.

Utilizziamo una felice definizione, coniata in ambito scientifico, di agro-biodiversità: “la ricchezza di varietà, razze, forme di vita e genotipi, nonché la presenza di diverse tipologie di habitat, di elementi strutturali (siepi, stagni, rocce, ecc.), di colture agrarie e modalità di gestione del paesaggio” (Büchs, 2003).

L’agro-biodiversità è quindi parte integrante della Biodiversità, che comprende tutte le componenti della diversità biologica che siano rilevanti per l’agricoltura: la varietà di animali, di piante e di microrganismi, di specie e di ecosistema, necessaria a sostenere le funzioni chiave degli agroecosistemi, la loro struttura e i processi e, quindi la produzione agricola. 

La FAO ha adottato una definizione decisamente più ampia di biodiversità, comprendendo una dimensione socio-economica e culturale, che considera le conoscente tradizionali come parte integrante dell’agro-biodiversità.

Da queste premesse, occorre evidenziare che, da una parte l’approccio moderno e industriale, che, dalla seconda metà del secolo scorso, caratterizza l’agricoltura, è una delle cause principali della perdita di biodiversità, non solo di quella agricola, ma a livello planetario. 

D’altro lato, proprio la agro-biodiversità, intesa come la ricchezza di varietà, razze, forme di vita e genotipi, di habitat, di elementi strutturali (siepi, stagni, rocce, ecc.) e di colture agrarie diversificate, è una condizione fondamentale perché l’agricoltura stessa possa sopravvivere.

Dal recupero e dalla tutela dell’Agro-biodiversità dipende il futuro dell’agricoltura, la possibilità di produrre cibo e quindi la sopravvivenza stessa dell’uomo!

La situazione mondiale

L’aggressione da parte dell’uomo alle risorse naturali, a partire dalla biodiversità, sta minacciando ormai la sua stessa sopravvivenza.

Già nel 2005 un progetto di ricerca promosso dall’ONU denunciava che il 60% dei servizi eco-sistemici del pianeta erano stati degradati precisando, inoltre, che il tasso di estinzione delle specie era di circa 100/1000 volte superiore al tasso naturale (Millennium Ecosystem Assessment, 2005. Ecosystems and Human Well-being: Synthesis. – Island Press, Washington, DC.).

Dopo più di un decennio, uno studio pubblicato su “Science”, stimava che “l’uso del suolo e le pressioni correlate hanno già ridotto l’integrità della biodiversità locale – la percentuale media di biodiversità naturale residua negli ecosistemi locali – nel 58,1% della superficie terrestre del mondo, dove vive il 71,4% della popolazione” (Newbold T et al. Science  15 Jul 2016: Vol. 353, Issue 6296, pp. 288-291).

Alla fine del 2018 il WWF, nel suo “Living Planet Report 2018”, calcola che la pressione dell’uomo sulla natura è aumentata del 190% nell’ultimo mezzo secolo, con una perdita del 60% delle popolazioni dei vertebrati e che il 75% della superficie terrestre abbia ormai perso le sue condizioni di naturalità.

Ma la gravità della situazione non è denunciata solo dalla Comunità scientifica o da Organizzazioni ambientaliste se, all’alba del 2019, anche i maggiori esponenti della politica e dell’economia internazionale, dal World Economic Forum, lanciano l’allarme: “i rischi ambientali, in particolare la perdita di biodiversità, rappresentano le più grandi sfide, sempre crescenti, con cui l’umanità deve fare i conti” (World Economic Forum – The Global Risks Report 2019, 14th Edition). 

D’altronde, già nel 2013, la pubblicazione dei dati di una ricerca scientifica internazionale (Trucost plc – Natural Capital at Risk – The Top 100 Externalities of Business, London 2013) evidenziava che le esternalità ambientali prodotte a livello globale, tra cui spiccava la perdita di biodiversità, costavano, ogni anno, circa 4.700 miliardi di dollari.

L’approccio moderno e industriale, che, dalla seconda metà del secolo scorso, caratterizza l’agricoltura, è una delle cause principali della perdita di biodiversità. 

In effetti, secondo il già citato report del WWF, la perdita del 75% delle piante ed animali estintesi negli ultimi 500 anni, sarebbe da imputare all’agricoltura. 

La FAO nel suo primo e recentissimo rapporto, di fine febbraio 2019, sullo stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, denuncia, con forza, che il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, è in cronica e gravissima difficoltà, come sperimentano molti agricoltori, con gravi ripercussioni anche per la salute mondiale, ricordando a tutto il Mondo che “la biodiversità è la base necessaria dei nostri sistemi alimentari” (FAO. 2019. The State of the World’s Biodiversity for Food and Agriculture, J. Bélanger & D. Pilling eds)

Un esempio tratto dallo stesso report: il 75% delle colture alimentari mondiali dipende dall’impollinazione, ma il 17% delle specie di impollinatori vertebrati è gravemente minacciato dalle stesse tecniche di produzione agricola, così come molte specie di uccelli, pipistrelli e insetti che aiutano a mantenere l’equilibrio naturale e produttivo.

Il nostro sogno

La FAO, nel suo primo rapporto sullo stato della biodiversità per l’alimentazione e l’agricoltura, lancia un allarme che sarebbe, ormai, criminale trascurare: “La biodiversità, alla base dei nostri sistemi alimentari e della nostra sopravvivenza, sta scomparendo, non solo quella coltivata o allevata, ma anche quella associata, di piante, animali e microrganismi che mantengono i terreni fertili, impollinano le piante, purificano acqua e aria, contribuendo al buono stato di salute degli ecosistemi. E una volta perduta tanta ricchezza alimentare, non potrà essere recuperata”.

Per questo “Polyculturae” ha un sogno che vuole concretizzare e condividere con quante più persone e aziende possibili: recuperare, difendere e promuovere la biodiversità di tutti gli agro-ecosistemi agricoli, a partire da quelli delle nostre aziende!